In mare come in auto le conseguenze degli errori commessi si pagano penalmente e civilmente. Sicuramente nella nautica, con un po’ di buonsenso, è facile prevenire, perché il tempo a disposizione per decidere è generalmente sufficiente a ragionare. Basta non essere disattenti, tenere sotto controllo tutte le acque attorno e non farsi mai prendere dal panico. E a tale scopo sulle navi si organizza, appunto, un servizio di guardia, suddividendo i vari compiti di comando, pilotaggio, controllo della strumentazione di navigazione e avvistamento tra diverse persone. Invece, su un natante, tutto confluisce in genere su un’unica persona. Normalmente la persona al timone di un natante oltre che della conduzione della barca è responsabile anche del comando dell’unità; su imbarcazioni più grandi, invece, diventano più importanti la corretta suddivisione dei compiti e la perfetta collaborazione di tutto l’equipaggio impegnato nelle manovre, ma soprattutto sono fondamentali la coordinazione e la sorveglianza del Comandante.

La responsabilità del comando comporta diritti, come l’obbedienza delle persone a bordo agli ordini impartiti, e doveri, come dover rispondere penalmente e civilmente di eventuali errori o mancanze, non solo suoi ma anche delle altre persone a bordo. Al Comandante spetta sempre l’ultima parola, ma è anche l’ultimo ad abbandonare la nave in caso di emergenza, è colui che deve coordinare tutte le operazioni a bordo e garantire la sicurezza.

Richiamiamo l’attenzione sul fatto che, oltre i danni che derivano da collisioni si deve rispondere anche dei danni provocati semplicemente dal moto ondoso causato dalla barca in navigazione, è bene ricordarsi di ciò quando si naviga a più di 3 nodi in porto o si passa a grande velocità a ridosso di altri scafi in mare aperto.